Vampire GDR

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Mikako Vampirium, Vampira
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NOME: Mikako

COGNOME: Vampirium

STATO: Vampira

POTERI: forza disumana, voce incantatrice, furbizia innata, controlla i suoni e il fuoco; schioccando le dita può incendiare qualsiasi cosa!

ETA’: 16 anni (aspetto); 127 anni (realtà)

DATA DI NASCITA: 15.07.1881

FRATELLI/SORELLE: Miwako Vampirium

CAPELLI: azzurro accesissimo, con qualche ciuffo nero, lunghi fino all'addome, scalati, spettinati e con la frangia a schiaffo

OCCHI: occhi verde acceso, grandi, ipnotici, penetranti e furbi, diventano neri per la dilatazione delle pupille quando si arrabbia, rosso sangue quando ha fame e bianchi quando sta sotto la neve

FISICO: pelle più pallida dell'immy, che divente cristallo se esposta ai raggi lunari; magra e di media altezza, nasconde una forza disumana; indossa solo vestiti gotici o punk; gamba in protesi

CARATTERE: all'inizio è fredda e distaccata, ma poi si scopre che è esuberante, dal sarcasmo pungente, furba, astuta, trasgressiva e un po’ manesca, creativa e originale, iperprotettiva nei confronti della gemella Miwako e degli amici più cari. Ama cantare, ballare, i vestiti gotici o punk, la musica, punk o rock, le sfide e le sue adorate sigarette. Odia gli snob, i maleducati, i prepotenti e chi la definisce banale e poco originale. Spesso la vampira beve un po' troppo e si rivela aggressiva e crudele verso la gemella a cui invece vuole un bene dell'anima.

STORIA PERSONALE: Mikako e la sua gemella Miwako sono due ragazze figlie di due genitori nati vampiri, Carlisle e Lucrezia Vampirium, ma loro sono nate umane e sono state morse dai loro genitori…Questa non è una cosa molto normale e quando qualcuno lo fa loro notare, Mikako diventa aggressiva e si chiude in sè stessa…A 5 anni dalla loro "nascita vampiresca", le due gemelle perdono i loro genitori vampiri in un incidente stradale, in cui la carrozza su cui stavano viaggiando tutti insieme cade in un burrone e prende fuoco. Loro si salvano, anche se Miwako si ferisce alla schiena e Mikako perde una gamba e ora porta una protesi talmente efficiente che sembra il suo vero arto. Nel momento in cui Mikako perde la gamba, Miwako si trasforma involontariamente in un demone mostroso. Crescono da sole in orfanotrofio, senza rivelare a nessuno la loro vera identità. Un giorno Mikako decide di vndicare le violenze che la gemella subisce da una bulletta dell'orfanotrofio. La vampira aggredisce la bulla e...la divora. Vengono così rinchiuse per anni in un alloggio da cui Mikako scappa per cacciare per sè e per la gemella. Ma compiuti i 127 anni umani, entrambe scappano e da Los Angel si recano in Inghilterra, per iscriversi alla scuola di Gorewhore, di cui avevano sentito parlare dai genitori vampiri.

ARMADIETTO: n.8, 1° piano

DENARO: 50.000 euro, per ora…(li guadagna con la band che hanno formato lei e sua sorella; lei è la cantante)

IMMAGINE:


è un po' diversa, perchè i ciuffi azzurri sn + fluo e la pelle è moolto più pallida!

Edited by †*ReNeSmEe*ElRiC*† - 3/5/2009, 22:06

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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La mia firma continua nella mia stanza!^^

 
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postata l'immagine! che ve ne pare??????'

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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Il sole stesso non vede se il cielo non si schiara

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carina^^

Rifletto spesso sulla mia esistenza:tutto è regolato dal destino, io posso solo cercare di vincerlo e questo è l'obbiettivo della mia vita. Una lotta continua contro qualcosa che non può soccombere.Lascio dietro di me i miei difetti e i miei pregi, perchè niente può essere definito tale in base a convenzioni:la normalità non esiste,è solo una malattia sociale che sta dilagando nel mondo e che ormai è troppo difficile da curare. Ma si può sempre provare...




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Cosa significa il mio Nik?
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non si vede la nuova immagine.

La mia firma completa


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CITAZIONE
Qualcosa luccicò nell'aria e finì rimbalzando sui gradini, tra i suoi piedi.
Ian trasalì, colto di sorpresa, e guardò giù. Vide un oggetto piccolo, lucido, d'oro. Era un anello nobiliare da uomo.
L'anello del Falco d'argento.
Ian si voltò di scatto alla sua sinistra per trovare Guillaume de Ponthieu in piedi sui gradini della chiesa. Non l'aveva sentito arrivare.
Il conte lo scrutò dall'altro, tetro, col volto duro. "Non farmene pentire" minacciò.
Senza parole per rispondere, Ian raccolse l'anello e vide che la mano gli tremava. Non lo infilò al dito ma lo strinse nel pungo e lo circondò anche con l'altra mano. Portò entrambe al viso e vi premette contro le labbra, chiudendo gli occhi.
Il tremito adesso lo aveva afferrato anche dentro e Ian sentì le lacrime pungere come aghi contre le pelpebre serrate. Non aveva più pensieri in testa: solo un tumulto confuso di sentimenti che lo stava sopraffacendo.
"Alzati". Ponthieu aveva disceso i gradini per incamminarsi sulla terra battuta. "Va' a raccogliere le tue cose, se ne hai. Voglio andarmene da qui. Se ci sarà la luna, viaggeremo anche di notte".
Ian riaprì gli occhi a quell'ordine secco, che però sapeva di perdono ed era il regalo più grande che avrebbe mai potuto ricevere. "Grazie" mormorò, con un nodo in gola che gli impediva di dire qualsiasi altra parola.
Ponthieu si voltò indietro. "Non ti aspettare che io uccida il vitello grasso per il ritorno del figliol prodigo" ammonì. "L'avevo già fatto per un altro fratello che poi mi ha tradito, non ripeterò lo stesso errore".
La voce vibrò sulle ultime frasi, e per la prima volta rivelò tra le righe stanchezza, dolore e angoscia.
Ian capì che quei mesi non erano stati lunghi solo per lui.
"Io non sono Jean e non sono nemmeno il diavolo" disse piano.
Ponthieu tacque e distolse gli occhi, ma poi annuì lentamente.
"Mettimi alla prova. Morirò piuttosto che mancare ancora alla tua fiducia" proseguì Ian e quella frase gli venne dal più profondo dell'animo.
L'espressione dura abbandonò lentamente l'espressione di Ponthieu per lasciare spazio solo alla fatica di una lotta difficile, arrivata al suo epilogo.
Il conte lasciò rilassare le spalle con un sospiro. "Andiamo a casa".

CITAZIONE
Percy: "Ah, Ministro, le ho detto che do le dimissioni?"
Fred: "Hai fatto una battuta, Perce! Hai davvero fatto una battuta, Perce...l'ultima che ti avevo sentito fare era..."
L'aria esplose[...] Poi sentì un grido lancinante che gli strappò le viscere, l'espressione di un dolore che nè le fiamme nè le maledizioni potevano provocare[...] Tre uomini con i capelli rossi erano a terra, vicini, nel punto in cui la parete era esplosa.
"No...no...no!"urlò qualcuno "No! Fred! No!" Percy scuoteva il fratello, Ron era inginocchiato accanto a loro, e gli occhi di Fred li fissavano senza vederli, lo spettro dell'ultima risata ancora impresso sul volto. [...]
"Percy" Harry vide le lacrime solcare lo strato di fuliggine sul viso di Ron, che afferrò il fratello più grande per le spalle e lo strattonò; ma Percy non si mosse "Percy, non puoi fare niente per lui! Dobbiamo..."

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ma come, io se apro il sito la vedo!^^ beh, in caso stanotte cerco di fare qualcosa e te la meto!^^ intanto per amaryliss e miwako????

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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ora la vedo, ma non me la fa salvare.

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Qualcosa luccicò nell'aria e finì rimbalzando sui gradini, tra i suoi piedi.
Ian trasalì, colto di sorpresa, e guardò giù. Vide un oggetto piccolo, lucido, d'oro. Era un anello nobiliare da uomo.
L'anello del Falco d'argento.
Ian si voltò di scatto alla sua sinistra per trovare Guillaume de Ponthieu in piedi sui gradini della chiesa. Non l'aveva sentito arrivare.
Il conte lo scrutò dall'altro, tetro, col volto duro. "Non farmene pentire" minacciò.
Senza parole per rispondere, Ian raccolse l'anello e vide che la mano gli tremava. Non lo infilò al dito ma lo strinse nel pungo e lo circondò anche con l'altra mano. Portò entrambe al viso e vi premette contro le labbra, chiudendo gli occhi.
Il tremito adesso lo aveva afferrato anche dentro e Ian sentì le lacrime pungere come aghi contre le pelpebre serrate. Non aveva più pensieri in testa: solo un tumulto confuso di sentimenti che lo stava sopraffacendo.
"Alzati". Ponthieu aveva disceso i gradini per incamminarsi sulla terra battuta. "Va' a raccogliere le tue cose, se ne hai. Voglio andarmene da qui. Se ci sarà la luna, viaggeremo anche di notte".
Ian riaprì gli occhi a quell'ordine secco, che però sapeva di perdono ed era il regalo più grande che avrebbe mai potuto ricevere. "Grazie" mormorò, con un nodo in gola che gli impediva di dire qualsiasi altra parola.
Ponthieu si voltò indietro. "Non ti aspettare che io uccida il vitello grasso per il ritorno del figliol prodigo" ammonì. "L'avevo già fatto per un altro fratello che poi mi ha tradito, non ripeterò lo stesso errore".
La voce vibrò sulle ultime frasi, e per la prima volta rivelò tra le righe stanchezza, dolore e angoscia.
Ian capì che quei mesi non erano stati lunghi solo per lui.
"Io non sono Jean e non sono nemmeno il diavolo" disse piano.
Ponthieu tacque e distolse gli occhi, ma poi annuì lentamente.
"Mettimi alla prova. Morirò piuttosto che mancare ancora alla tua fiducia" proseguì Ian e quella frase gli venne dal più profondo dell'animo.
L'espressione dura abbandonò lentamente l'espressione di Ponthieu per lasciare spazio solo alla fatica di una lotta difficile, arrivata al suo epilogo.
Il conte lasciò rilassare le spalle con un sospiro. "Andiamo a casa".

CITAZIONE
Percy: "Ah, Ministro, le ho detto che do le dimissioni?"
Fred: "Hai fatto una battuta, Perce! Hai davvero fatto una battuta, Perce...l'ultima che ti avevo sentito fare era..."
L'aria esplose[...] Poi sentì un grido lancinante che gli strappò le viscere, l'espressione di un dolore che nè le fiamme nè le maledizioni potevano provocare[...] Tre uomini con i capelli rossi erano a terra, vicini, nel punto in cui la parete era esplosa.
"No...no...no!"urlò qualcuno "No! Fred! No!" Percy scuoteva il fratello, Ron era inginocchiato accanto a loro, e gli occhi di Fred li fissavano senza vederli, lo spettro dell'ultima risata ancora impresso sul volto. [...]
"Percy" Harry vide le lacrime solcare lo strato di fuliggine sul viso di Ron, che afferrò il fratello più grande per le spalle e lo strattonò; ma Percy non si mosse "Percy, non puoi fare niente per lui! Dobbiamo..."

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mmh...ascolta entro domani sera dovrei riuscire a combinare a metterla in jpg e poi la salvi, ok? e anche quella di miriam perchè anche quella ha o avrà questo problema

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quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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ne ho messa una nuova, ma non sono sicura che sia una ragazza...secondo voi è un boy o una girl?!? °___° +___+ >.<

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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Cosa significa il mio Nik?
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92 l'anno in cui sono nata

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CITAZIONE
Qualcosa luccicò nell'aria e finì rimbalzando sui gradini, tra i suoi piedi.
Ian trasalì, colto di sorpresa, e guardò giù. Vide un oggetto piccolo, lucido, d'oro. Era un anello nobiliare da uomo.
L'anello del Falco d'argento.
Ian si voltò di scatto alla sua sinistra per trovare Guillaume de Ponthieu in piedi sui gradini della chiesa. Non l'aveva sentito arrivare.
Il conte lo scrutò dall'altro, tetro, col volto duro. "Non farmene pentire" minacciò.
Senza parole per rispondere, Ian raccolse l'anello e vide che la mano gli tremava. Non lo infilò al dito ma lo strinse nel pungo e lo circondò anche con l'altra mano. Portò entrambe al viso e vi premette contro le labbra, chiudendo gli occhi.
Il tremito adesso lo aveva afferrato anche dentro e Ian sentì le lacrime pungere come aghi contre le pelpebre serrate. Non aveva più pensieri in testa: solo un tumulto confuso di sentimenti che lo stava sopraffacendo.
"Alzati". Ponthieu aveva disceso i gradini per incamminarsi sulla terra battuta. "Va' a raccogliere le tue cose, se ne hai. Voglio andarmene da qui. Se ci sarà la luna, viaggeremo anche di notte".
Ian riaprì gli occhi a quell'ordine secco, che però sapeva di perdono ed era il regalo più grande che avrebbe mai potuto ricevere. "Grazie" mormorò, con un nodo in gola che gli impediva di dire qualsiasi altra parola.
Ponthieu si voltò indietro. "Non ti aspettare che io uccida il vitello grasso per il ritorno del figliol prodigo" ammonì. "L'avevo già fatto per un altro fratello che poi mi ha tradito, non ripeterò lo stesso errore".
La voce vibrò sulle ultime frasi, e per la prima volta rivelò tra le righe stanchezza, dolore e angoscia.
Ian capì che quei mesi non erano stati lunghi solo per lui.
"Io non sono Jean e non sono nemmeno il diavolo" disse piano.
Ponthieu tacque e distolse gli occhi, ma poi annuì lentamente.
"Mettimi alla prova. Morirò piuttosto che mancare ancora alla tua fiducia" proseguì Ian e quella frase gli venne dal più profondo dell'animo.
L'espressione dura abbandonò lentamente l'espressione di Ponthieu per lasciare spazio solo alla fatica di una lotta difficile, arrivata al suo epilogo.
Il conte lasciò rilassare le spalle con un sospiro. "Andiamo a casa".

CITAZIONE
Percy: "Ah, Ministro, le ho detto che do le dimissioni?"
Fred: "Hai fatto una battuta, Perce! Hai davvero fatto una battuta, Perce...l'ultima che ti avevo sentito fare era..."
L'aria esplose[...] Poi sentì un grido lancinante che gli strappò le viscere, l'espressione di un dolore che nè le fiamme nè le maledizioni potevano provocare[...] Tre uomini con i capelli rossi erano a terra, vicini, nel punto in cui la parete era esplosa.
"No...no...no!"urlò qualcuno "No! Fred! No!" Percy scuoteva il fratello, Ron era inginocchiato accanto a loro, e gli occhi di Fred li fissavano senza vederli, lo spettro dell'ultima risata ancora impresso sul volto. [...]
"Percy" Harry vide le lacrime solcare lo strato di fuliggine sul viso di Ron, che afferrò il fratello più grande per le spalle e lo strattonò; ma Percy non si mosse "Percy, non puoi fare niente per lui! Dobbiamo..."

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view post Posted on 2/5/2009, 00:11Quote
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puff...sn una mezza cieca!! >.< me misera! mi metterò d'impegno per trovarne una al più presto!!! scusatemi...

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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view post Posted on 3/5/2009, 21:09Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/1/2010, 01:07


finalmente l'ho trovataaaaaaaaaaaaaa

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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10 replies since 18/11/2008, 20:02
 

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