Vampire GDR

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Lara Miharu, Vampira
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NOME: Lara

COGNOME: Moon Miharu

ETA': 17 anni(aspetto); 17 anni(realtà)

DATA DI NASCITA: 21/12/91

STATO: Vampira (trasformata da Eric Van Dort)

FRATELLI/SORELLE: Marko Miharu (20 anni), Miriam Miharu (15 anni), Amanda Miharu (3 anni)

POTERI SPECIALI: veloccissima, fortissima, vede al buio come fosse giorno, prevede il futuro e legge nelle menti, succhia l'anima dei nemici con lo sguardo

CAPELLI: viola e neri, corti e sbarazzini così sn più pratici per muoversi e lottare, con dei ciuffi davanti agli occhi

OCCHI: viola, grandi, impenetrabili e spesso privi di emozioni

FISICO: nè troppo grassa nè troppo magra, alta, forte e di ossatura e muscolatura robusta, pallida(molto più della foto); veste in stile emo e con almeno un indumento viola, il suo colore preferito (spesso di trucca anche con il viola!^^)

CARATTERE: fredda, solitaria, acida, scontrosa, trasgressiva, un tantino asociale, ma in fondo è dolce e premurosa e tiene molto ai suoi amici. Adora le sfide, la lotta, le arti marziali, la pace, il silenzio, la salitudina (ma accetta molto volentieri anche la compagnia), il buio, le armi da fuoco, il pesce e la carne al sangue, mentre odia gli impiccioni, i vanitosi, i pettegoli, i prepotenti, gli egoisti e i fifoni.

STORIA PERSONALE: Lara proviene da un’importantissima famiglia benestante, ma che nasconde oscuri segreti… Il signor Lucius Miharu ha avuto tre figli dalla moglie Beatriz, Marko di 20 anni, Miriam di 15 e Amanda di 3. Ma quello che nessuno sa è che aveva un’amante, Veronica Moon… Dopo una notte di follia con lei, nacque Lara… Quando viene a sapere che Veronica è incinta e che è una vampira, schifato, commissiona immediatamente il suo omicidio. Ma sua moglie Beatriz scopre tutto e lo minaccia di spifferare a tutti la verità se Lucius non avesse confessato tutto e non si fosse costituito. Così il signor Miharu ordina il divorzio e Beatriz venne cacciata dal castello dei Miharu, senza più vedere i suoi figli. Lara, che non sa nulla e che crede che sia Beatriz la sua madre biologica, la va spesso a trovare di nascosto e qualche volta porta con sé il fratello e le sorelline. Il padre, che considera Lara il simbolo impuro della fusione del suo sangue regale e quello schifoso di una vampira, la odia e spesso la picchia anche senza motivo e la tortura in qualsiasi modo.Spesso la protegge Marko, a cui lei è affezionatissima. Quando aveva 15 anni, andando a trovare da sola Beatriz, Lara scopre che nella casa dove abita la madre c’è un uomo vestito di nero che comincia a picchiare la donna. Lara interviene e combattendo riesce a farlo fuggire… Quando si avvicina a Beatriz, la donna apre la mano, dove teneva una lettera chiusa con della ceralacca rossa e timbrata con il simbolo dei vampiri fuso con quello degli umani. E’ la lettera che invita Lara alla scuola per vampiri e umani più prestigiosa del mondo, la "Gorewhore", da cui ogni vampiro è iscritto fin dalla nascita e che l’uomo voleva rubare. Ma Lara non può dire nulla che la donna spira. Per i due anni successivi, è Lara che si prende cura delle sorelline Miriam e Amanda, che le accompagna di nascosto al cimitero per pregare per la loro madre defunta e che racconta loro storie di creature della notte. Le sorelle si appassionano tantissimo a questi racconti e cominciano a stimare, adorare e un po’ ad imitare la sorellina. Quando il padre viene a sapere tutto ciò, deicide di infliggerle una dolorosissima punizione: le rivela chi era veramente sua madre e che è morta, ma non le dice che è stato lui a volere la sua morte. Poi la caccia di casa. Marko, qualche giorno dopo, apre la lettera della scuola Gorewhore che nessuno ha mai aperto e decide di consegnarla a Lara, assieme a tutti i suoi averi e ad un bel po’ di soldi. Fu così che Lara raggiunge la scuola, che d’ora in poi sarà la sua nuova casa e dove scoprirà il suo passato e le sue origini, ritrovando una persona cara… Ciò che nessuno sa è che anche Beatriz è stata uccisa per mano di un sicario pagato da Lucius, che gli aveva ordinato anche di eliminare la lettera della scuola per Lara. Dopo poco tempo dal suo arrivo a Gorewhore, la ragazza si innamora di uno splendido vampiro, Eric Van Dort. Ma per delle complicazioni il suo innamorato scompare dalla scuola e per un anno non si fa sentire. Lara cade in depressione e si ammala gravemente. Eric ritorna, ma ciò non basta a salvarla: Lara è in punto di morte e Eric, che non può rinunciare a lei, decide di trasformarla per averla con sè in eterno...

N° ARMADIETTO: n.3, 1° piano

DENARO: 50.000.000.000 euro

IMMAGINE:
lara vampira è all'incirca...così!^^image




spero vada bene, altrimenti ditemelo...
Dove posso iniziare a ruolare se sono appena arrivata nella scuola e con chi se possibile???
domandine: come si chiama la scuola??
posso postare un'immagine di Lara???

Edited by †*ReNeSmEe*ElRiC*† - 1/5/2009, 10:40

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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La scuola si chiama Gorewhore (c'è la scritta nella Home "Benvenuti a Gorewhore). Sì, puoi iniziare subito a ruolare. Sì, la scheda va bene.

La mia firma completa


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CITAZIONE
Qualcosa luccicò nell'aria e finì rimbalzando sui gradini, tra i suoi piedi.
Ian trasalì, colto di sorpresa, e guardò giù. Vide un oggetto piccolo, lucido, d'oro. Era un anello nobiliare da uomo.
L'anello del Falco d'argento.
Ian si voltò di scatto alla sua sinistra per trovare Guillaume de Ponthieu in piedi sui gradini della chiesa. Non l'aveva sentito arrivare.
Il conte lo scrutò dall'altro, tetro, col volto duro. "Non farmene pentire" minacciò.
Senza parole per rispondere, Ian raccolse l'anello e vide che la mano gli tremava. Non lo infilò al dito ma lo strinse nel pungo e lo circondò anche con l'altra mano. Portò entrambe al viso e vi premette contro le labbra, chiudendo gli occhi.
Il tremito adesso lo aveva afferrato anche dentro e Ian sentì le lacrime pungere come aghi contre le pelpebre serrate. Non aveva più pensieri in testa: solo un tumulto confuso di sentimenti che lo stava sopraffacendo.
"Alzati". Ponthieu aveva disceso i gradini per incamminarsi sulla terra battuta. "Va' a raccogliere le tue cose, se ne hai. Voglio andarmene da qui. Se ci sarà la luna, viaggeremo anche di notte".
Ian riaprì gli occhi a quell'ordine secco, che però sapeva di perdono ed era il regalo più grande che avrebbe mai potuto ricevere. "Grazie" mormorò, con un nodo in gola che gli impediva di dire qualsiasi altra parola.
Ponthieu si voltò indietro. "Non ti aspettare che io uccida il vitello grasso per il ritorno del figliol prodigo" ammonì. "L'avevo già fatto per un altro fratello che poi mi ha tradito, non ripeterò lo stesso errore".
La voce vibrò sulle ultime frasi, e per la prima volta rivelò tra le righe stanchezza, dolore e angoscia.
Ian capì che quei mesi non erano stati lunghi solo per lui.
"Io non sono Jean e non sono nemmeno il diavolo" disse piano.
Ponthieu tacque e distolse gli occhi, ma poi annuì lentamente.
"Mettimi alla prova. Morirò piuttosto che mancare ancora alla tua fiducia" proseguì Ian e quella frase gli venne dal più profondo dell'animo.
L'espressione dura abbandonò lentamente l'espressione di Ponthieu per lasciare spazio solo alla fatica di una lotta difficile, arrivata al suo epilogo.
Il conte lasciò rilassare le spalle con un sospiro. "Andiamo a casa".

CITAZIONE
Percy: "Ah, Ministro, le ho detto che do le dimissioni?"
Fred: "Hai fatto una battuta, Perce! Hai davvero fatto una battuta, Perce...l'ultima che ti avevo sentito fare era..."
L'aria esplose[...] Poi sentì un grido lancinante che gli strappò le viscere, l'espressione di un dolore che nè le fiamme nè le maledizioni potevano provocare[...] Tre uomini con i capelli rossi erano a terra, vicini, nel punto in cui la parete era esplosa.
"No...no...no!"urlò qualcuno "No! Fred! No!" Percy scuoteva il fratello, Ron era inginocchiato accanto a loro, e gli occhi di Fred li fissavano senza vederli, lo spettro dell'ultima risata ancora impresso sul volto. [...]
"Percy" Harry vide le lacrime solcare lo strato di fuliggine sul viso di Ron, che afferrò il fratello più grande per le spalle e lo strattonò; ma Percy non si mosse "Percy, non puoi fare niente per lui! Dobbiamo..."

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modificata la storia...così è più tragica, come piace a moi!
cmq, dove devo richiedere il numero dell'armadietto? ah, il personaggi del gdr si possono innamorare tra di loro???

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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Il sole stesso non vede se il cielo non si schiara

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sisi, è ovvio, come nella vita reale, per larmadietto ti verrà comunicato dall'admin

Rifletto spesso sulla mia esistenza:tutto è regolato dal destino, io posso solo cercare di vincerlo e questo è l'obbiettivo della mia vita. Una lotta continua contro qualcosa che non può soccombere.Lascio dietro di me i miei difetti e i miei pregi, perchè niente può essere definito tale in base a convenzioni:la normalità non esiste,è solo una malattia sociale che sta dilagando nel mondo e che ormai è troppo difficile da curare. Ma si può sempre provare...




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grazie! ora sono appena entrata nella scuola...devo andare in presidenza a richiedere il numero??? e la chiave della stanza??? e chi fa l preside??? scusate se vi riempio di domande...

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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La preside è il mio pg Alexis. Non devi chiedere nessuna chiave. Solom posta che ti serve un armadietto nella discussione apposita in segreteria, così mi ricordo.

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CITAZIONE
Qualcosa luccicò nell'aria e finì rimbalzando sui gradini, tra i suoi piedi.
Ian trasalì, colto di sorpresa, e guardò giù. Vide un oggetto piccolo, lucido, d'oro. Era un anello nobiliare da uomo.
L'anello del Falco d'argento.
Ian si voltò di scatto alla sua sinistra per trovare Guillaume de Ponthieu in piedi sui gradini della chiesa. Non l'aveva sentito arrivare.
Il conte lo scrutò dall'altro, tetro, col volto duro. "Non farmene pentire" minacciò.
Senza parole per rispondere, Ian raccolse l'anello e vide che la mano gli tremava. Non lo infilò al dito ma lo strinse nel pungo e lo circondò anche con l'altra mano. Portò entrambe al viso e vi premette contro le labbra, chiudendo gli occhi.
Il tremito adesso lo aveva afferrato anche dentro e Ian sentì le lacrime pungere come aghi contre le pelpebre serrate. Non aveva più pensieri in testa: solo un tumulto confuso di sentimenti che lo stava sopraffacendo.
"Alzati". Ponthieu aveva disceso i gradini per incamminarsi sulla terra battuta. "Va' a raccogliere le tue cose, se ne hai. Voglio andarmene da qui. Se ci sarà la luna, viaggeremo anche di notte".
Ian riaprì gli occhi a quell'ordine secco, che però sapeva di perdono ed era il regalo più grande che avrebbe mai potuto ricevere. "Grazie" mormorò, con un nodo in gola che gli impediva di dire qualsiasi altra parola.
Ponthieu si voltò indietro. "Non ti aspettare che io uccida il vitello grasso per il ritorno del figliol prodigo" ammonì. "L'avevo già fatto per un altro fratello che poi mi ha tradito, non ripeterò lo stesso errore".
La voce vibrò sulle ultime frasi, e per la prima volta rivelò tra le righe stanchezza, dolore e angoscia.
Ian capì che quei mesi non erano stati lunghi solo per lui.
"Io non sono Jean e non sono nemmeno il diavolo" disse piano.
Ponthieu tacque e distolse gli occhi, ma poi annuì lentamente.
"Mettimi alla prova. Morirò piuttosto che mancare ancora alla tua fiducia" proseguì Ian e quella frase gli venne dal più profondo dell'animo.
L'espressione dura abbandonò lentamente l'espressione di Ponthieu per lasciare spazio solo alla fatica di una lotta difficile, arrivata al suo epilogo.
Il conte lasciò rilassare le spalle con un sospiro. "Andiamo a casa".

CITAZIONE
Percy: "Ah, Ministro, le ho detto che do le dimissioni?"
Fred: "Hai fatto una battuta, Perce! Hai davvero fatto una battuta, Perce...l'ultima che ti avevo sentito fare era..."
L'aria esplose[...] Poi sentì un grido lancinante che gli strappò le viscere, l'espressione di un dolore che nè le fiamme nè le maledizioni potevano provocare[...] Tre uomini con i capelli rossi erano a terra, vicini, nel punto in cui la parete era esplosa.
"No...no...no!"urlò qualcuno "No! Fred! No!" Percy scuoteva il fratello, Ron era inginocchiato accanto a loro, e gli occhi di Fred li fissavano senza vederli, lo spettro dell'ultima risata ancora impresso sul volto. [...]
"Percy" Harry vide le lacrime solcare lo strato di fuliggine sul viso di Ron, che afferrò il fratello più grande per le spalle e lo strattonò; ma Percy non si mosse "Percy, non puoi fare niente per lui! Dobbiamo..."

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ok! grazie e scusa ancora per il disturbo! quindi posso andare direttamente in dormitorio? BEH, meglio!

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quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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postata la sua immagine!

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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sinceramente pensavo che avesse l aria un po piu docile

 
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ahahahhah! lei docile? mi prendi per i fondelli, angelo?!?!? hai sbagliato pg! se cerchi quella docile vai da amaryliss o miwako! non da lei! ahhaha>!

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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modificata l'immagine! questa mi piace un sacco di più e assomiglia più a lei! è meglio questa o l'altra???

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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nuova immy!!!!!!!!!!!!

"L'infanzia non va dalla nascita a una certa età,
quell'età in cui il bambino è cresciuto e mette da parte le cose infantili.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore."


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"Elena aprì gli occhi azzurro-viola, resi argentei dalla luna, e lo guardò dritto.
Vuoi, disse con calma sulle sue labbra ma con malizia negli occhi, vedere quante volte riesci a farmi dire ti prego?
Dio, no. Ma sembrava a tal punto un discorso da adulti che Stefan non potè fare a meno di prenderla tra le braccia. Baciò la cima della sua testa di seta. E scese, sempre baciandola, evitando solo il bocciolo di rosa che era la sua bocca, ancora proteso nella supplica. Ti amo, ti amo. [...]
Vuoi - la melodia era la stessa, innocente e ingenua - vedere quante volte posso farti dire ti prego?
Stefan la fissò per un momento. Poi, con una sorta di furore nel cuore, si abbattè sul bocciolo di rosa e lo baciò fino a rimanere senza fiato, lo baciò fino a sentirsi così stordito da doversi allontanare, ma solamente di un paio di centimetri.
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Poi la guardò nuovamente negli occhi. Ci si poteva perdere in occhi come quelli, si poteva cadere per sempre nelle loro violacee profondità stellate. Voleva farlo. Ma più di quello, voleva qualcos'altro.
<<voglio baciarti>>, le sussurrò all'orecchio, mordicchiandolo.
. Lei ne era assolutamente sicura.
<<fino a che non svieni tra le mie braccia>>.
Sentì il brivido che le attraversava il corpo. Vide gli occhi viola annebbiarsi, mezzi chiusi. Ma, con grande sorpresa, ricevette un immediato, solo un po' ansimante <<sì>> da Elena, a voce alta.
E così fece. Tranne per lo svenimento. La baciò, provocando in lei brividi che la percorrevano tutta e piccoli urli che cercava di soffocare con la sua bocca.
E poi, [...], solennemente usò la propria unghia per aprirsi una vena nel collo per lei.
Ed Elena, [...], si strinse a lui con un piccolo e soffocato verso di gioia. Lui sentì che la sua bocca era calda, calda contro la carne del suo collo, e la sentì fremere forte, e provò l'inebriante sensazione di sentirsi succhiare il sangue da colei che amava.
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[...] Appena sentì il proprio sangue scorrere nella bocca di lei, dovette soffocare un urlo contro i suoi capelli.
E poi si mise a sussurrarle parole appassionate e involontarie su quanto la amasse e sul fatto che mai si sarebbero divisi, e cose affettuose e assurdità che gli sfuggivano in lingue diverse. E poi non ci furono più parole, solo sensazioni.
E così, in un lento movimento a spirale, salirono verso la luce della luna, con la camicia da notte bianca che di tanto in tanto si avvolgeva attorno ai pantaloni neri di lui. Salirono fino a raggiungere la cima degli alberi, vivi e tutt'altro che immobili.
Fu una cerimonia molto solenne ed intima, ed erano talmente persi nella loro gioia da non far caso ad alcun pericolo. Ma Stefan si era già accertato della situazione, e sapeva che anche Elena lo aveva fatto. Non c'era pericolo; c'erano solo loro due, che fluttuavano e sobbalzavano sotto la luna che riluceva in segno di benedizione."



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