Cosa significa il mio Nik? Mary è il mio nome preferito G è l'iniziale di un cognome 92 l'anno in cui sono nata
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NOME: Mary COGNOME: Hale ETà: dimostra 15 anni, in realtà ne ha 106 (25 gennaio 1903) STATO: Vampiro FRATELLI/SORELLE: Edward Hale, 17 (in realtà 108) POTERI SPECIALI: riesce a percepire se qualcuno sta male o bene (sia psicologicamente che mentalmente), se mente o meno, se ha buone o cattive intenzioni e se sta per morire. Anche con gli animali riesce a percepire se sta morendo o se ha buone intenzioni o no. CAPELLI: castani, lisci, lunghi fino alla vita. OCCHI: Verdi FISICO: abbastanza alta per la sua età, magra, carnagione non troppo chiara, ma neanche colirita come quella umana CARATTERE: allegra, spigliata, pronta sempre a fare amicizia. A volte un pò sulle sue e misteriosa. STORIA PERSONALE: nel 1918 si è ammalata gravemente. E' stata trasformata, come suo fratello, in un vampiro da un dottore. Avendo il dono di sentire se qualcno soffre, non beve sangue direttamente dagli animali, ma solo quello "confezionato". Negli anni 80 si è innamorata di un ragazzo di 18 anni. Quando hanno cominciato a frequentarsi,lui le ha detto ke era a conoscenza del suo piccolo segreto,cioè ke era un vampiro. Nn si era fatto problemi. Sognava di portarla in un posto preciso di mare(abitavano all'interno dell'America) e stava già mettendo i soldi da parte x portarcela. Poi, di punto in bianco, Mary sente ke lui nn stava + tanto bn fisicamente. Gli ha consigliato di andare da un dottore. Lui ci andava, ma continuava a stare sempre peggio, a nn migliorare. Lo fece visitare da un amico di "famiglia", ma ormai il cancro era in stato avanzato,nn si poteva fare quasi + niente. Il nuovo dottore ci provò cmq...senza risultato. Il 28 settembre 1988 Mark(il ragazzo) morì. Solo dp scoprì ke il medico da cui si faceva visitare nn era un vero medico, ma un impostore. Quella è stata l'unica volta ke assaggiò del sangue "dal vivo",e nn se ne pentì. N° ARMADIETTO: 25 DENARO: molto, molto denaro, accumulato in tutta la sua esistenza
Qualcosa luccicò nell'aria e finì rimbalzando sui gradini, tra i suoi piedi. Ian trasalì, colto di sorpresa, e guardò giù. Vide un oggetto piccolo, lucido, d'oro. Era un anello nobiliare da uomo. L'anello del Falco d'argento. Ian si voltò di scatto alla sua sinistra per trovare Guillaume de Ponthieu in piedi sui gradini della chiesa. Non l'aveva sentito arrivare. Il conte lo scrutò dall'altro, tetro, col volto duro. "Non farmene pentire" minacciò. Senza parole per rispondere, Ian raccolse l'anello e vide che la mano gli tremava. Non lo infilò al dito ma lo strinse nel pungo e lo circondò anche con l'altra mano. Portò entrambe al viso e vi premette contro le labbra, chiudendo gli occhi. Il tremito adesso lo aveva afferrato anche dentro e Ian sentì le lacrime pungere come aghi contre le pelpebre serrate. Non aveva più pensieri in testa: solo un tumulto confuso di sentimenti che lo stava sopraffacendo. "Alzati". Ponthieu aveva disceso i gradini per incamminarsi sulla terra battuta. "Va' a raccogliere le tue cose, se ne hai. Voglio andarmene da qui. Se ci sarà la luna, viaggeremo anche di notte". Ian riaprì gli occhi a quell'ordine secco, che però sapeva di perdono ed era il regalo più grande che avrebbe mai potuto ricevere. "Grazie" mormorò, con un nodo in gola che gli impediva di dire qualsiasi altra parola. Ponthieu si voltò indietro. "Non ti aspettare che io uccida il vitello grasso per il ritorno del figliol prodigo" ammonì. "L'avevo già fatto per un altro fratello che poi mi ha tradito, non ripeterò lo stesso errore". La voce vibrò sulle ultime frasi, e per la prima volta rivelò tra le righe stanchezza, dolore e angoscia. Ian capì che quei mesi non erano stati lunghi solo per lui. "Io non sono Jean e non sono nemmeno il diavolo" disse piano. Ponthieu tacque e distolse gli occhi, ma poi annuì lentamente. "Mettimi alla prova. Morirò piuttosto che mancare ancora alla tua fiducia" proseguì Ian e quella frase gli venne dal più profondo dell'animo. L'espressione dura abbandonò lentamente l'espressione di Ponthieu per lasciare spazio solo alla fatica di una lotta difficile, arrivata al suo epilogo. Il conte lasciò rilassare le spalle con un sospiro. "Andiamo a casa".
CITAZIONE
Percy: "Ah, Ministro, le ho detto che do le dimissioni?" Fred: "Hai fatto una battuta, Perce! Hai davvero fatto una battuta, Perce...l'ultima che ti avevo sentito fare era..." L'aria esplose[...] Poi sentì un grido lancinante che gli strappò le viscere, l'espressione di un dolore che nè le fiamme nè le maledizioni potevano provocare[...] Tre uomini con i capelli rossi erano a terra, vicini, nel punto in cui la parete era esplosa. "No...no...no!"urlò qualcuno "No! Fred! No!" Percy scuoteva il fratello, Ron era inginocchiato accanto a loro, e gli occhi di Fred li fissavano senza vederli, lo spettro dell'ultima risata ancora impresso sul volto. [...] "Percy" Harry vide le lacrime solcare lo strato di fuliggine sul viso di Ron, che afferrò il fratello più grande per le spalle e lo strattonò; ma Percy non si mosse "Percy, non puoi fare niente per lui! Dobbiamo..."
Qualcosa luccicò nell'aria e finì rimbalzando sui gradini, tra i suoi piedi. Ian trasalì, colto di sorpresa, e guardò giù. Vide un oggetto piccolo, lucido, d'oro. Era un anello nobiliare da uomo. L'anello del Falco d'argento. Ian si voltò di scatto alla sua sinistra per trovare Guillaume de Ponthieu in piedi sui gradini della chiesa. Non l'aveva sentito arrivare. Il conte lo scrutò dall'altro, tetro, col volto duro. "Non farmene pentire" minacciò. Senza parole per rispondere, Ian raccolse l'anello e vide che la mano gli tremava. Non lo infilò al dito ma lo strinse nel pungo e lo circondò anche con l'altra mano. Portò entrambe al viso e vi premette contro le labbra, chiudendo gli occhi. Il tremito adesso lo aveva afferrato anche dentro e Ian sentì le lacrime pungere come aghi contre le pelpebre serrate. Non aveva più pensieri in testa: solo un tumulto confuso di sentimenti che lo stava sopraffacendo. "Alzati". Ponthieu aveva disceso i gradini per incamminarsi sulla terra battuta. "Va' a raccogliere le tue cose, se ne hai. Voglio andarmene da qui. Se ci sarà la luna, viaggeremo anche di notte". Ian riaprì gli occhi a quell'ordine secco, che però sapeva di perdono ed era il regalo più grande che avrebbe mai potuto ricevere. "Grazie" mormorò, con un nodo in gola che gli impediva di dire qualsiasi altra parola. Ponthieu si voltò indietro. "Non ti aspettare che io uccida il vitello grasso per il ritorno del figliol prodigo" ammonì. "L'avevo già fatto per un altro fratello che poi mi ha tradito, non ripeterò lo stesso errore". La voce vibrò sulle ultime frasi, e per la prima volta rivelò tra le righe stanchezza, dolore e angoscia. Ian capì che quei mesi non erano stati lunghi solo per lui. "Io non sono Jean e non sono nemmeno il diavolo" disse piano. Ponthieu tacque e distolse gli occhi, ma poi annuì lentamente. "Mettimi alla prova. Morirò piuttosto che mancare ancora alla tua fiducia" proseguì Ian e quella frase gli venne dal più profondo dell'animo. L'espressione dura abbandonò lentamente l'espressione di Ponthieu per lasciare spazio solo alla fatica di una lotta difficile, arrivata al suo epilogo. Il conte lasciò rilassare le spalle con un sospiro. "Andiamo a casa".
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Percy: "Ah, Ministro, le ho detto che do le dimissioni?" Fred: "Hai fatto una battuta, Perce! Hai davvero fatto una battuta, Perce...l'ultima che ti avevo sentito fare era..." L'aria esplose[...] Poi sentì un grido lancinante che gli strappò le viscere, l'espressione di un dolore che nè le fiamme nè le maledizioni potevano provocare[...] Tre uomini con i capelli rossi erano a terra, vicini, nel punto in cui la parete era esplosa. "No...no...no!"urlò qualcuno "No! Fred! No!" Percy scuoteva il fratello, Ron era inginocchiato accanto a loro, e gli occhi di Fred li fissavano senza vederli, lo spettro dell'ultima risata ancora impresso sul volto. [...] "Percy" Harry vide le lacrime solcare lo strato di fuliggine sul viso di Ron, che afferrò il fratello più grande per le spalle e lo strattonò; ma Percy non si mosse "Percy, non puoi fare niente per lui! Dobbiamo..."